Rilancio aziendale: le PMI sono più reattive.

Le PMI (Piccole e Medie Imprese) – il tessuto economico del nostro Paese – negli ultimi anni sono quelle che maggiormente hanno risentito della crisi e del cosiddetto «credit crunch».

Sempre di più le PMI vengono penalizzate dai nuovi parametri valutativi imposti da Basilea 3 e Basilea 4: infatti l’erogazione a tali aziende implica impegni importanti da parte degli Istituti Bancari in termini di assorbimento di capitale, in special modo quando i Rating aziendali non riescono a migliorare o degradano.

Però, da uno studio recentemente pubblicato da «MF Milano Finanza», risulta che su un campione di 2.903 aziende con ricavi maggiori di 1 milione di Euro che avevano depositato il bilancio 2014 con patrimonio netto negativo, ben il 55% (quindi 1.671 imprese) era ancora attivo dopo due anni e di queste il 43% (quindi circa il 25% sul totale) era tornato in bonis.

Questo dato fa riflettere.

Se una PMI si trova in uno stato di criticità ma presenta un buon core-business, possibilità di ritrovare idonea marginalità ed una potenzialità concreta di sviluppo, può seguire un percorso assistito, tramite ausilio di Temporary Manager dedicati, per tornare gradatamente in bonis.

Il turnaround, percorso di ristrutturazione aziendale, funziona se applicato con determinazione e se si rispettano le principali fasi che possiamo così riassumere:

  1. Analisi: si valuta la situazione aziendale e le cause che l’hanno portata allo stato di crisi;
  2. Strategia: si individua un piano d’azione, supportato dal piano industriale aziendale;
  3. Azione: si mettono in atto le strategie individuate, rispettando modi e tempi;
  4. Rilancio: si persegue il rilancio aziendale operando in linea con il piano industriale condiviso.

Bisogna, comunque, ricordare una cosa: le imprese sono fatte da persone, le stesse persone che probabilmente hanno contribuito ad arrivare allo stato di crisi ma che, se motivate e sostenute nel modo corretto, sono sicuramente in grado – per competenza tecnica e capacità imprenditoriale – di risollevarsi e di cambiare le sorti della propria azienda.

In ultimo, dobbiamo considerare la necessità di intervenire per tempo nel processo di ristrutturazione e rilancio aziendale, soprattutto per scongiurare gli effetti che porteranno le linee operative individuate dalla Nuova Legge Fallimentare che dovrebbe essere resa operativa a breve: attivazione di sistemi di allerta basati sull’analisi degli indicatori di liquidità e redditività aziendale che potranno essere monitorati da diversi Enti (dalle Banche all’Agenzia delle Entrate) per individuare e denunciare stati di criticità e di crisi di liquidità delle aziende.

Un giusto progetto di ristrutturazione, quindi, permette di evitare situazioni ben più gravi e dolorose sia per l’Imprenditore, sia per i creditori dell’azienda.

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